Working Capital Accelerator: invia il tuo progetto

Vuoi veder realizzata l’idea che hai sempre sognato? Vuoi dar vita ad una tua start up? O ancora vuoi realizzare un’app unica, che frulla nella tua mente da un po’ e che nessuno ha ancora sviluppato? In aiuto arriva Working capital Accelerator, il nuovo concorso lanciato da Telecom Italia per sostenere i migliori progetti di impresa e i progetti di ricerca.

Torna dunque l’appuntamento con Working Capital Accelerator che da tre anni mette a disposizione un bonus per le idee vincenti ed innovative. Questi i numeri delle passate edizioni, che hanno sostenuto 59 progetti di ricerca attraverso contratti di ricerca e grazie al tutoring di TILAB, il centro di ricerca del Gruppo Telecom Italia, 13 progetti di impresa supportati attraverso contratti di incubazione e 36 startup in fase iniziale, sostenute attraverso slot di pre-incubazione.

Quest’anno Working Capital Accelerator metterà a disposizione 20 grant di ricerca da 25 mila euro destinati a progetti della durata di 12 mesi e dedicati al settore digitale, al mondo di Internet e all’ambiente. Internet, digital e green, queste le parole da tener presente.

Per partecipare è sufficiente registrarsi al sito Working Capital (per info vedi: https://www.facebook.com/WorkingCapital) scaricare il kit dedicato e proporre le proprie idee eprogetti in modo dettagliato entro il 30 Settembre.

 

 

 

 

 

 

 

Chi verrà selezionato potrà incontrare gli advisor, vx e mentor per discutere del contenuto del plan, I migliori team emersi parteciperanno ad uno dei due workshop intensivi per ottimizzare al massimo i progetti. A questo punto, dopo l’affinamento del business plan e l’ok del CDA di working capital scatta l’investimento in equity e accelerazione.

Esiste anche un’altra possibilità.

Hai un’idea di eccellenza, vuoi portarla avanti, e sei interessato a ricevere un grant di ricerca da 25000 euro? Qui il processo è più semplice.

1) Per prima cosa devi registrarti a questo sito, scaricare il kit, compilare e completare il tuo progetto di ricerca, e caricarlo via web.

2) I progetti verranno analizzati e selezionati da Telecom Italia insieme all’advisor dPixel.

3) I vincitori verranno contattati e invitati a presentare il loro progetto di ricerca durante la mattinata dei barcamp (vedi “Progetti d’impresa”).

Chi è quindi Working Capital? Working Capital di Telecom Italia è un acceleratore di impresa che investe nelle migliori startup italiane del settore digital, aiutandole a fare il grande passo dall’incubazione al mercato.Un partner quindi molto importante che negli ultimi hanni ha dato vita ad importanti progetti

Questi i numeri delle iniziative supportate in questi tre anni:

  • 59 progetti di ricerca (sostenuti attraverso contratti di ricerca e il tutoring di TILAB, il centro di ricerca del Gruppo Telecom Italia)
  • 13 progetti di impresa (supportati attraverso contratti di incubazione)
  • 36 startup in fase iniziale sostenute attraverso slot di pre-incubazione
  • Vi lasciamo ora ad un video esplicativo per questa interessante iniziativa

 

 

 

 

Video sponsorizzato

 

 

 

A julienne.

E’ stata una settimana di merda per me, ho inaugurato nuovi posti dove ho avuto attacchi di panico e ansia: tra gli Afghan Whigs e The Refused (così magari se li intervisterò ci ho un argomento), in coda a prendere i biglietti del Boss. Seduta sul prato di San Siro. Mentre ero in via Cavour a Parma. Davanti al sacchetto delle capsule nespresso usate. La mia è una vita un po’ così, da passare con le benzodiazepine in mano anziché le mentine: tipo adesso ne avrei prese due, ma non riesco a dormire a causa del vago senso di terrore (di cosa? di tutto, direi, ormai, non riesco a trovare l’eziologia) che mi accompagna.

Però molti con cui collaboro o lavoro sono messi peggio: sono angosciati e lo trasmettono. Due palle. Sai quando tu aspetti una loro mail o viceversa quando ti balzellano per una risposta sfrangiandotele abbondantemente e tu non gli sei così amico da potergli dire BASTA CHECCAZZO HAI ROTTO ANCHE QUELLO CHE NON HO?

E’ un dramma. Ma tanto io sono tranquilla, prendendo le mie speciali mentine (schiaccia l’occhio come se fosse una pubblicità)

In firma alle mail credo che dovrò anche aggiungere, oltre ai vari numeri del chi/cosaèradionation/ahmanonèunarivistacartacea? : “ciao, è vero sono che un rottame perché ho avuto due tumori e susseguente cura, sono stata in coma 4 giorni, sto curando una sindrome depressiva. Ma puoi trattarmi come fossi normale: lo faccio anche io con te”

Ma tanto non capirebbero uguale.

Ora mandiamo un dvd a Benedetto per fargli vedere come si tratta coi bimbini.

Da Repubblica.Milano

Ho letto un casino di report di giornalisti sul concerto e si dividevano in due grosse metà: quelli che non sapevano perché fossero lì (LaStampa ha scritto che ci fosse Patti Scialfa, la moglie di Bruce, al violino. Ma quando mai? Che poi bastava sentire lui che ha detto “Ndove è Patti? A casa coi bimbi e vi saluta”. Diomadonna, l’inglese eh) e quelli che come quindicenni davanti agli onedirection si sono dimenticati la professionalità e hanno tirato fuori non la passione per la musica ma il groupismo.
Insomma: bah.

Vi dico come è stato per me, da non credente.

Springsteen ha messo su un concerto in crescendo. E’ possibile farlo quando già quando inizi con We take care of our on? Sì, perché durante la prima i fonici pistolano per creare l’audio perfetto, che infatti arriva alla seconda. Poi avanti, per ore. Con la musica e niente altro. Un coglione (che organizza robe qui a Parma, poi) una volta disse che dopo le due ore è bulimia musicale. Egli non sa che se uno è bravo e ama il suo mestiere e riesce a trasmetterlo sia alla folla di suoi adepti sia a persone che a novembre hanno fatto f5 convulso sul sito di ticketone per avere il biglietto prato pensando “facciamoci ‘st’esperienza, se tutti ne parlano come se fosse iddio” quel parere se lo può mettere ove non gli batte il sole.

Forse il riassunto più giornalistico ve lo dice Pitchfork:

Bruce Springsteen and the E Street Band played their longest show in 32 years— and, at 3 hours and 40 minutes, their second-longest ever— last night in Milan, Italy (setlist above). Fun fact: Bruce is 62 years old.

Infatti era un po’ nonno coi bimbi: presi su in braccio dal pit. Fatti cantare, spupazzati e rimessi giù. Molto più rilassato del signore che era allo stadio la settimana precedente e assolutamente più convincente.

E comunque il finale con tutti a cantare Twist and Shout, col Meazza illuminato a giorno, rimarrà scolpito nella mia memoria. Vi posso solo dire che è una cosa che va provata: non credevo neppure io che un concerto del Boss potesse essere questa cosa.

Pesaro: incre,cre,cre,cre,c,c,creases.

L’avevamo lasciato così, il nostro deficiente musicale preferito: che non twittava da quattro mesi, poi improvvisamente:

4 Jun Matt Bellamy Matt Bellamy@MattBellamy

All natural and technological processes proceed in such a way that the availability of the remaining energy decreases. In all energy exchanges, if no energy enters or leaves an isolated system, the entropy of that system incre,cre,cre,cre,c,c,creases. Energy continuously flows from being concentrated, to becoming dispersed, spread out, wasted and useless. New energy cannot be created and high grade energy is being destroyed. An economy based on endless growth is…

Dovevamo capire che c’era sotto qualcosa. Infatti è uscito L’ANGOSCIANTE (ammetto di guardarlo almeno due volte l’ora, ehm) countdown a LASECONDALEGGE (ecco, non guardava il librino di fisica del figliolo di Kate…) con tanto di trailer che ha gettato tutti nello sconforto del ODDIO I MUSE METTONO LA DUBSTEP NELL’ALBUM.

CENTO GIORNI!

[per anziani: la dubstep è una musica elettronica che ha suoni molto simili al vecchio modem 56k, anche]

Ma giustamente dalla Helen Foundation (la conoscete? quella a nome della sorella di Tom Kirk, sostenuta dai Muse) ci dicono una roba poi cancellata che suonava tipo “Comunque, prima che vi facciate pare inutili.”

In tutto questo poi sono uscite le date: prevendita sul sito che sarà fatta attraverso estrazione. Ticketone che inizia il 14. Il grosso problema è che chi vi parla vorrebbe fare due date all’estero (ma quali) oltre a Bologna e Pesaro (mi dicono che Pesaro molto probabilmente è perché richiedevano un palazzetto che doveva soddisfare determinati carichi dal soffitto o requisiti per una certa scenografia: vedremo).

Nonché vi dico di tenere sotto occhio la pagina del Coro.

E domani è il cumple di Matt, e oggi è l’anniversario di San Siro. Quanta roba.

Vesti i tuoi bambini donando il 5% all'AIRC

Ho ricevuto questa mail e credo sia giusto darle eco:

Stiamo cercando di informare quante più persone possibili per sostenerci in questo progetto, noi crediamo nella prevenzione e nella ricerca di questa malattia e per dimostrarlo per tutto il mese di giugno devolveremo il 5% dell’importo di ogni ordine (ad esclusione di spese di spedizione ed eventuale contributo per il contrassegno) all’AIRC.

Allegri Briganti ha deciso di promuovere questa campagna preventiva sulla malattia e su come sia possibile prevenirla sia all’interno del sito (http://www.allegribriganti.it/allegri-briganti-sostiene-airc-il-5-dellimporto-di-giugno-in-beneficienza) sia nei nostri spazi su Facebook (http://ow.ly/bqpbR ) e Twitter (@allegribriganti).

Durante tutto il mese ti informeremo costantemente attraverso i nostri social sull’andamento della campagna e ti daremo informazioni utili su questa patologia; nella nostra homepage sarà presente un contatore, con il quale potrai monitorare in real time la cifra destinata in beneficenza, inoltre al termine della procedura d’acquisto potrai sapere esattamente a quanto ammonta il tuo contributo.

Se anche tu credi in questa iniziativa aiutaci a supportare AIRC, più persone partecipano al progetto e maggiore sarà il contributo che daremo alla ricerca!
Insieme possiamo fare la differenza!

 

Che ne dite?

Non so se è perché vi fidiate di me o proprio perché la copertura sui Gaslight Anthem è stata meh.

Interview with Alex Rosamilia of The Gaslight Antem[In realtà voi vi aspettavate parlassi di quegli altri, ma proprio perché sono stata 14 ore fuori non è che abbia molta voglia di sproloquiare sui Muse.]

Però molti di voi mi hanno chiesto già ieri, come sono stati i The Gaslight Anthem nel megaconcertone di Rho. Un live report che quando arriverà su Radionation sarà già stantio: ma il problemone di dover recuperare il lavoro pagato per poi rifare il “lavoro” musicale non pagato è un maledetto gatto demmerda che si morde la coda.

Inizio col dirvi la cosa che quell’altra ezine (quella che ha vinto su Radionation ai Macchianerablogawards, non fatemi far nomi) nel report ha detto che Brian Fallon avrebbe detto di essere scazzato perché alle 16 ad ascoltare c’era poca gente. Non ci credo, ma non da fan: non ci credo per diversi motivi. Uno perché i Gaslight hanno suonato in condizioni peggiori, secondo perché quando siamo arrivati Brian fumava bello tranquillo, per poi incupirsi durante le interviste. Non so cosa l’ha reso sverso: ma da quando ci siamo sedute per parlare con Alex Rosamilia a quando ci siamo alzate aveva cambiato espressione e postura, assieme a un paio di intervistatori.

Poi sul palco è salito con la stessa faccia contratta. E le prime tre canzoni sono state parzialmente rovinate dalla regolazione del volume del suo microfono: non si sentiva un cazzo di amplificazione. Tolto quello il suonato spacca, ma Brian sin da lì è stato sverso e non ha completato in tutto il set. Ma era l’unico a sentire una pressione che si era creata e che non so spiegarvi, ma parte da prima del palco.

Certo, il pubblico era poco, ma sembrava recepire bene (tolto uno ubriaco e strafatto avanti a noi, ma i coglioni capitano) e non mi sembra che gli altri nella band ne abbiano risentito. Davvero, non so. Se fosse per la poca gente sarebbe anche una brutta reazione di Brian, che è notoriamente un ragazzo così semplice e fuori da queste menate che boh. Io posso scommettere su scazzi da intervista (gli hanno -pardon my french- cagato il cazzo per aver scherzato molto durante un’intervista con Red Bull) o qualcosaltro che gli fa sentire una pressione che non dovrebbe avere: ma vaglielo a spiegare. ‘Sti ragazzi hanno tra le mani l’album del grande salto. E lo sappiamo così bene tutti che se qualcosa non dovesse andare sarebbero cuori spezzati, di tutti.

Viceversa Rosamilia era sversissimo al Frequency (stanco, post esibizione nonché prevenuto. Io tremavo all’idea di riavere avanti lui, a dire il vero. Temevo che stavolta ci mandassimo a cagare) e che invece si ricordava di me (positivamente, doh) ed è stato molto cordiale, carino e sorridentissimo. Nel nostro piccolo bottino (l’intervista fa partire la collaborazione tra Troublezine.it e Radionation.it) siamo stati fortunati. A Fallon e soci auguro un clima più tranquillo.

[e con Alex R. ormai siamo di casa: la sorella che da Torino è andata a Rotterdam, il cane, il nonno del paese della Campania noto per i rifiuti… ormai ecco, ci si inviterà al Ringraziamento. Basta che cucini la sua fidanzata, ché io son pigra]

Ché la penna è una cosa ungherese.

Quella che noi comunemente si pensa sia una marca a caso non è niente altro che un cognome. Biro è per noi la metonimia della penna a sfera per scrivere e difatti dietro questa piccola rivoluzionaria cosa c’è un nativo ungherese: László Bíró (Budapest, 1899 – Buenos Aires, 1985) lo storico inventore della penna a sfera.

Iniziati gli studi di medicina, li abbandonò presto per dedicarsi al giornalismo. Questa cosa naturalmente mi crea sentimenti di empatia. Vabbè. E proprio durante la sua carriera giornalistica, alla fine degli anni ’30, cominciò a sperimentare soluzioni per risolvere il problema delle macchie che le penne stilografiche lasciavano sui fogli: Bíró provò a sostituire il tipo di inchiostro che si usava per scrivere con quello utilizzato per la stampa dei giornali. Il nuovo liquido era però viscoso e rendeva poco fluida la scrittura, così gli venne l’idea di inserire, all’interno della punta, una piccola pallina metallica che permetteva la distribuzione omogenea dell’inchiostro.

La biro necessitò di molti perfezionamenti e di un grosso investimento finanziario. Le sperimentazioni furono però interrotte per il precipitare degli eventi storici: durante la Seconda guerra mondiale, infatti, Bíró, assieme alla famiglia, si trasferì prima a Parigi e poi in Argentina.
A Buenos Aires iniziò la produzione della sua penna, nell’azienda di nome Eterpen. Nel 1943 la brevettò, ma i costi di produzione erano troppo elevati e ben presto Bíró fu costretto a vendere il brevetto al barone italiano naturalizzato francese, Marcel Bich. La penna a sfera fu da allora associata al nome di Bich e divenne la fonte delle sue grandi ricchezze, mentre Bíró morì povero a Buenos Aires il 24 novembre 1985.

Porello.

Compreste un disco nuovo fatto da questo music… HAHAHA.

Molto ridere.
Diciamolo: noi anche se li insultiamo un giorno sì e l’altro pure gli vogliamo un gran bene ai deficienti del Devon. Non si capisce come mai: siamo forse l’unica fandom che li percula (e loro ci trollano, vabbè) costantemente ma li ama un po’ come il cagnetto scemo di casa che non capisce che c’è il vetro nella portafinestra e da costantemente capocciate. Ecco come spiego il mio amore per Bellamy e soci: con questa metafora.

Ma parliamone: tra un po’ annunceranno le date, e funzionerà così. Le devono ancora annunciare: a) Vivo su facebook o un programma radio tipo su radiouno beccherà l’esclusiva dell’annuncio b) a me arriverà il comunicato stampa c) e dopo aprono le vendite. Quindi cari amici del coro sì, soffriamo (s’offriamo?) assieme ma con calma.

[cheppoi la foto è di una delle admin, con cui ha parlato moltissimo ma in definitiva non ha detto un cazzo, circa album e altre cose.]

Comunque, speculando e tenendoci alla filosofia tomkirkiana: mancano un paio di mesi al singolo. Quindi stiamo buoni.

[secondo me il disco sarà molto simile a The Resistance, ergo bene per me, male per molti altri]